CHIUSI: TOMBA DELLA SCIMMIA
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SARTEANO: PALAZZETTO DELLO SPORT

CHIUSI: TOMBA DELLA SCIMMIA

UN NUOVO PATTO PER LO SVILUPPO
DELLE COMUNITÀ LOCALI

DUE NUOVE CONVENZIONI
PER AGEVOLARE
IL RECUPERO EDILIZIO E LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

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Il fattivo interessamento del prof. Mario Iozzo, Direttore del Museo Archeologico Nazionale Etrusco di Chiusi, renderà possibile a breve la riapertura della Tomba della Scimmia.
Chiusa ormai da decenni per problemi legati alla conservazione dei dipinti che ornano le camere sepolcrali, la Tomba sarà nuovamente visitabile, seppure con le dovute precauzioni, grazie ad un sofisticato e avveniristico impianto che regolerà l’illuminazione spandendo negli ambienti luce “fredda”, non dannosa per i dipinti, e preserverà quel “microclima” che caratterizza le condizioni presenti all’interno della Tomba medesima.
Il costo dell’impianto stimato in 60-70 milioni è stato assunto per intero dalla Banca Valdichiana, a salvaguardia di una testimonianza archeologica conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.
La bellezza del monumento, le sue peculiarità, i “rinvii” alla vita economica e politica che ha contrassegnato la civiltà etrusca e di cui la tomba della Scimmia è custode, saranno illustrati in un apposito convegno che si terrà sabato 13 maggio al Mascagni di Chiusi alle ore 10,30, ed avrà come relatori i maggiori studiosi di etruscologia.
Per l’occasione ed in anteprima, nel pomeriggio alle ore 15,30, i Soci della Banca potranno visitare la Tomba con la guida del prof. Iozzo, e sentire “sul posto e dal vivo” le spiegazioni sui “giochi olimpici” che decorano il monumento, che risale al 480-470 a.C.
Sempre sabato 13 maggio, sarà presentato il volume “Chiusi Etrusca”, secondo tomo della collana ”I Tesori di Chiusi”, curato dalla dott.ssa Anna Rastrelli della Soprintendenza Archeologica della Toscana.
George Dennis, viaggiatore inglese del secolo scorso, soggiornò in Italia dal 1842 al 1847. Appassionato archeologo, cultore delle Etruscherie, nel 1848 pubblicò The Cities and Cemeteries of Etruria. Dal suo libro, riprendiamo la descrizione della Tomba della Scimmia.
Sul Poggio Renzo, chiamato anche La Pellegrina, sotto una collina boscosa, a circa un miglio dalla città in direzione nord-est, fu scoperta nel marzo del 1846, una tomba dipinta di particolare interesse.
L’accesso è formato da un profondo passaggio scavato nella roccia.La pianta è simile alle altre tombe dipinte, solo ha una camera funebre in più. Quella centrale ha tutto intorno una fascia dipinta dell’altezza di circa settantacinque centimetri con scene di gare sportive.
Il soggetto principale, come nelle altre tombe, è costituito dalla corsa di tre bighe. Il traguardo è indicato da un nastro teso, presso cui sta il giudice di gara pronto ad offrire un ramoscello al vincitore. Vicino ad una biga vi è qualcosa che potrebbe essere un otre di pelle pieno d’olio, il premio abituale delle gare. Poco distante, un mozzo di scuderia sta lavorando due cavalli ed un uomo cavalca insieme ad un ragazzo forse per istruirlo nel maneggio. Il ragazzo è a cavalcioni, l’uomo seduto di lato, come appare in altre pitture estrusche. I puledri delle bighe sono neri, rossi, e bianchi e per quanto non perfetti, come forme, mostrano un aspetto pieno di vivacità. Vicino ad una biga, un ragazzo gioca con un levriero.
Seguono due lottatori che si affrontano in un difficile combattimento, controllati da un giudice di gara in veste azzurra. Due pugilatori con i cesti combattono con la mano aperta nella difesa, chiusa nell’offesa. I loro vestiti sono lì vicino, appoggiati su uno sgabello.
Un guerriero armato di elmo, corazza, schinieri, scudo Argolico ed una lunga lancia, probabilmente un gladiatore, attende il suo turno. L’elmo ha quella lunga cresta così spesso rappresentata nei vasi dipinti.
Un atleta che ha appena lanciato un giavellotto che ha una corda attorcigliata intorno al fusto è premiato da un ragazzo che gli porge un ramoscello ed un vaso pieno d’olio. Un suonatore di cetra ed un suonatore di tromba attendono alla scena.
Una donna velata, seduta ad un tavolo, con i piedi appoggiati ad un piccolo sgabello (che ha dipinti quegli occhi che abbiamo più volte visto nei vasi) si ripara da sole con un ombrello che ha una forma del tutto simile ai nostri. Una fanciulla (forse una sacerdotessa) con un largo nastro marrone incrociato sui seni, sorregge in bilico sulla testa un candeliere.
Due nani, dalle folte barbe scure, uno con il tutulus e ghirlanda, insegnano ad un giovinetto a suonare il doppio flauto. Vicino vi è un atleta che assiste alla scena.
Una scimmia incatenata ad una roccia sembra che annusi qualcosa che ha in mano e non ha apparente relazione con le scene. Forse, insieme ai nani, è stata introdotta nella composizione per riempire un vuoto.
La scimmia, i nani, il guerriero con l’armatura, la sacerdotessa con il candelabro sulla testa, sembrano personaggi di una scena medioevale.
Lo stile di questa tomba, simile alla tomba delle iscrizioni di Tarquinia, la assegna al quinto secolo prima di Cristo. E’ certo la tomba più antica di Chiusi.
Sotto la fascia dipinta che corre tutto intorno, vi è un fregio con motivi decorativi egizi e greci. Sopra la fascia e sotto la cornice del soffitto, vi è dipinta un testa di fanciulla con i capelli dritti, come elettrizzati.
La camera più interna ha solo due figure dipinte, una per parete. Sono due fanciulli, uno che regge un vaso d’olio, l’altro che si appoggia ad una lancia con la lama ricurva, una specie di alabarda. In questa camera, come nelle altre, vi è un letto funebre scavato nella roccia. In un angolo vi è una specie di poltrona scolpita (simile a quelle che si vedono a Cerveteri) con i braccioli a forma di serpente, il che dimostra che gli Etruschi, come molti altri popoli, aggiungevano figure di animali nella fabbricazione dei mobili. Dietro la poltrona, la parete è dipinta in maniera da rappresentare una tappezzeria.
Nei cassettoni quadrati del soffitto, sono dipinte quattro foglie di edera, alternate con sirene dai capelli al vento, le mani ripiegate sul petto.
Vicino a questa tomba, fu scoperto, recentemente, una specie di pozzo, molto profondo, che immette, ad intervalli in altrettante tombe non del tutto esplorate.