120 ANNI DI “DIFFERENZA”
Tra storia e cronaca.
Un’idea vincente, e sempre attuale
IL BILANCIO 2003
Raccolta, impieghi e servizi: numeri “positivi” per la crescita della Banca

CARICHE SOCIALI

ECONOMIE A CONFRONTO

LA FUNZIONE SOCIALE DELLA BANCA
Due sponsorizzazioni di grande significato.

I NOSTRI RISPARMI

L’ANGOLO DEL CRAL

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Nel 2003 le Banche di Credito Cooperativo-Casse Rurali hanno celebrato i 120 anni della costituzione della prima Cassa, avvenuta il 20 giugno 1883 a Loreggia, vicino Padova, grazie all’impegno e all’intuizione di Leone Wollemborg.
Il 12 dicembre, ricevendo al Quirinale la delegazione di Federcasse guidata dall’avv. Azzi, il Presidente della Repubblica ha sottolineato nel suo saluto come “il Credito Cooperativo, le vecchie Casse Rurali e Artigiane da sempre così presenti ed attive nelle più minute realtà locali, sono veramente un pezzo importante della storia d’Italia, e non soltanto della sua storia economica.
I valori di cui è portatore il settore del Credito Cooperativo trascendono il fatto economico, per assurgere ad elementi fondamentali dell’ordinato sviluppo della convivenza civile e della maturazione di una coesione sociale fondata, soprattutto, sulla solidarietà e sulla partecipazione…”
… Ancora oggi il Credito Cooperativo conserva, pur nel mutato contesto economico e sociale, questi valori fondamentali, ponendosi al servizio delle comunità locali, delle imprese piccole e medie, delle famiglie, delle associazioni, creando occupazione duratura e promuovendo l’economia reale…
È importante che… il settore continui a porsi degli obiettivi ambiziosi, alti, che sono alla sua portata”.
Per ogni vero “cooperatore”, le parole del Presidente Ciampi aiutano a ritrovare nel passato le motivazioni del presente. Ed a rintracciare nelle proprie idealità lo slancio per il futuro.
Le Casse Rurali introdussero nel panorama economico l’idea di un modello alternativo per lo sviluppo delle “piccole comunità di paese”. Modello basato sulla sintesi – che pareva utopistica e quasi impossibile – tra efficienza e solidarietà.
Le condizioni economiche di diffusa povertà (in alcune zone del Paese, di vera e propria miseria) spingevano a ricercare strumenti di riscatto. La dottrina sociale della Chiesa, in particolare l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, incoraggiava a porre in atto soluzioni di tipo solidaristico ed associazionistico per far fronte all’usura, risolvere le contraddizioni e debellare le ingiustizie della società di allora. Le Casse – compresa la nostra, nata nel 1908 – disponevano di pochissimo capitale, ma potevano contare su un enorme patrimonio “etico”. Un patrimonio di energie e di speranze, “amministrato” da persone di grande tempra morale. Erano i migliori ingredienti per portare alla realizzazione i progetti sognati…
Oggi le Banche di Credito Cooperativo godono di grande considerazione.
Le quote di mercato di loro spettanza hanno raggiunto il 7,8% per i depositi, il 5,7% per gli impieghi. La presenza sul territorio si avvale di ben 3.300 sportelli (l’11% dell’attuale rete delle dipendenze bancarie).
Le BCC sono pressoché le uniche banche locali “dalla testa ai piedi”, ovvero dal momento delle decisioni al momento operativo.
Sono banche orientate a fare finanza per lo sviluppo (e non a meri fini speculativi), a sostenere l’economia reale del territorio d’insediamento, a creare occupazione, a produrre ricchezza duratura. La quota di mercato delle BCC per gli impieghi sale all’8,7% con riferimento alle famiglie consumatrici, supera il 20% per le piccole imprese artigiane.
I motivi dell’affermazione del modello “cooperazione creditizia” stanno, infatti, in primo luogo nella loro identità. Le Casse Rurali di ieri, le Banche di Credito Cooperativo di oggi, sono aziende caratterizzate da una formula imprenditoriale specifica, retta dalla cooperazione, dalla mutualità e dal localismo.
Dal punto di vista giuridico, la cooperazione prevede il principio del voto capitario e della porta aperta, vale a dire rispettivamente una testa/un voto e la possibilità di entrare/uscire dalla società in qualsiasi momento. Prevede inoltre la mutualità, che comporta l’orientamento preferenziale al socio, e il localismo, quale obbligo ad operare in un’area definita e circoscritta.
Qualitativamente queste tre caratteristiche significano molto di più. Danno vita ad un’impresa a proprietà diffusa, non concentrata, espressione di “azionariato popolare”. Offrono occasione di partecipazione e di democrazia economica. Vogliono dire permanente relazione con il territorio, stabile funzione sociale.
Significano, insomma, un insieme di valori che contano molto, anche se non è sempre possibile contarli...
Oggi a 120 anni di distanza dalla Cra di Loreggia, reinterpretando l’originaria vicinanza alla “piccola comunità di paese”, la mission della Banca di Credito Cooperativo è quella di “stare nel mezzo”, nel cuore del territorio e delle relazioni tra i diversi soggetti che lo abitano, e porsi quale partner affidabile per ogni operazione bancaria. Creare valore, quindi, che non è semplicemente una questione monetaria, perché esiste anche un valore umano e sociale da considerare.
Banca Valdichiana rinnova il suo impegno per promuovere la crescita e lo sviluppo delle nostre zone, meritandosi ogni giorno di più la stima dei Soci e dei Clienti.
Intende continuare a fabbricare fiducia. A rilanciare intraprendenza ed indipendenza. Ad offrire opportunità. Con particolare attenzione alle famiglie, ai piccoli operatori, alle aziende, ai giovani.
Omero Pagliai