Ricordo di Monsignor Domenico Pipparelli

Domenico Pipparelli, interprete chiaro ed esecutore infaticabile dei principi della dottrina sociale della chiesa, dette uno scossone all’ambiente locale intraprendendo tutta una serie di iniziative tese al miglioramento delle condizioni di operai e contadini ed entrando così in una “concorrenza” vivacissima con il mondo socialista: l’obiettivo del miglioramento delle condizioni del popolo era comune ai due movimenti, ma le strade per raggiungerlo erano estremamente diverse. Per i cattolici era fondamentale rispettare la proprietà privata ed elevare moralmente ed in senso religioso i contadini e gli operai, mentre la negazione della proprietà privata e della funzione religiosa caratterizzavano il movimento socialista.

Il sacerdote chiusino non perse tempo e nel 1907 fondò le scuole tecniche e le scuole elementari serali, oltre ad una biblioteca circolante. Ma erano le condizioni economiche della popolazione chiusina e la piaga dell’usura a rendere necessario un intervento deciso. In brevissimo tempo, tra la fine del 1907 e la primavera del 1908, il Pipparelli riuscì a fondare a tale scopo la Cassa Rurale di Prestiti di Chiusi, di cui fu presidente sino all’inizio del 1912. Per realizzarla, seguì lo schema già collaudato soprattutto nel Veneto da Luigi Cerutti e che portò in pochi anni alla creazione di migliaia di Casse Rurali in tutta l’Italia centro-settentrionale.

La capacità di convincere e coinvolgere le persone per raggiungere con tenacia un obiettivo fu una delle sue doti maggiori, unita ad una incrollabile fede. Riuscì così a superare ostacoli di ogni tipo. Quel «dottorello teologico», come lo chiamavano con scherno alcuni socialisti, era inarrestabile e velocissimo, tanto da costituire, tra il 1907 ed il 1909, vari circoli ed associazioni quali il “Circolo Giovanile San Francesco d’Assisi”, la “Società Corale e Strumentale di Santa Cecilia”, il “Segretariato del Popolo” (una specie di odierno patronato), il “Circolo Ricreativo e di Cultura”, la “Società Cattolica di Mutuo Soccorso” e il “Monte Frumentario” (una sorta di “provvida” che forniva generi alimentari a prezzo vantaggioso).

La filosofia del suo agire la esplicitò in un articolo apparso sul periodico L’Araldo Poliziano nell’agosto del 1908: «La Cassa Rurale non è fatta per i grandi negozianti: no, essi hanno le banche ordinarie ed i maggiori istituti di credito. La Cassa Rurale deve vivere a vantaggio soprattutto della classe dei lavoratori, deve venire in aiuto dei contadini, dei piccoli affittuari e possidenti, degli umili artisti, dei piccoli agricoltori; deve venire in aiuto, in una parola, alle piccole energie, che sono trascurate dal gran credito e sfruttate barbaramente da una schiavitù condannabile, l’usura, che sfugge troppo facilmente alla legge umana calpestando la divina.».

Domenico Pipparelli fece tutto questo non isolandosi in una dimensione eccessivamente locale ma partecipando attivamente al movimento cattolico nazionale che andava affacciandosi sulla scena politica italiana. Ebbe contatti frequentissimi con alcuni personaggi che sarebbero diventati i protagonisti del movimento cattolico sociale e dell’“Unione Popolare” che si sarebbe trasformata nel “Partito Popolare” e successivamente nella “Democrazia Cristiana”. Ebbe rapporti di amicizia e di collaborazione con Giuseppe Toniolo, con Paolo Pericoli e Mario Cingolani che vennero a Chiusi a supportare il suo operato. Egli stesso fu il delegato dell’“Unione Popolare” per la diocesi di Chiusi e Pienza. Dette inoltre un notevole contributo alla creazione delle Casse Rurali di Cetona e Piancastagnaio, istituite nel 1909, e di una federazione interdiocesana delle Casse Rurali.

La Cassa Rurale di Prestiti di Chiusi fu la seconda ad essere fondata nella provincia di Siena e all’inizio ebbe solo 17 soci, ma le capacità straordinarie di Domenico Pipparelli la fecero presto divenire una realtà solida e fiorente tanto che, al termine della sua gestione, sul finire del 1911, i soci erano diventati 130 e il giro di affari era notevolmente aumentato. La conduzione del sacerdote chiusino ebbe anche un riconoscimento ufficiale quando, nel settembre del 1909, la Cassa venne premiata con il “Grand Prix” e la medaglia d’oro all’Esposizione Generale Nazionale di Livorno.

Nel 1911 uno dei suoi collaboratori più stretti, il più anziano sacerdote don Vittorio Leandri, divenne arciprete parroco della cattedrale di Chiusi e, all’inizio del 1912, l’arcipretura di Ficulle divenne vacante per la morte di don Posarelli. Furono le due circostanze che decisero del suo futuro. A Chiusi le tante iniziative che il giovane canonico aveva lanciato erano ormai ben avviate e don Pipparelli si sentiva maturo per assumere la responsabilità diretta di una parrocchia.

Ficulle era allora una cittadina vivace e in continuo sviluppo ed era inoltre una vicaria zonale che aveva giurisdizione sulle parrocchie della Sala, di Bagni, di Cantone di Porrano, di Fratta Guida, di Montegabbione, di Carnaiola e di Fabro. Inoltre la sorella ed il fratello divennero maestri nelle scuole di Orvieto. Don Domenico vinse il concorso per l’arcipretura di Ficulle in diocesi di Orvieto e vi si trasferì nel corso del 1912 lasciando tutti gli incarichi che ricopriva a Chiusi e nella diocesi di Chiusi e Pienza. La sua terra di origine ebbe di lì a poco soffrire della mancanza della sua intelligenza e del suo attivismo, tanto che le istituzioni da lui create subirono un rallentamento delle proprie attività.

L’ingresso ufficiale del Pipparelli a Ficulle avvenne domenica 28 aprile 1912 e fu così ricordato da un giornale locale che tracciò un breve ma lusinghiero profilo del sacerdote:
«La presa di possesso del nuovo Arciprete. Il nuovo Arciprete nostro, domenica 28 aprile, ha preso possesso del suo ministero. Solenne riuscì la cerimonia d’uso alla quale assisteva moltissimo popolo del paese e della campagna. Egli venne presentato dal Can. prof. Palazzetti di Orvieto il quale con poche ma elevate parole presentò il novello Parroco, tessendo di lui le alte doti di mente e di cuore. Il dott. Domenico Pipparelli viene da Chiusi dove era canonico in quella collegiata e porta con sé un glorioso passato il che ci dà a sperare aver con lui potuto riparare alla grande perdita dell’amato arciprete Posarelli. Figlio di semplici operai, d’ingegno acuto e di tenace volontà, superò i primi anni di studio accaparrandosi sempre l’unanime stima e rispetto dei compagni e dei superiori, dando così alla famiglia il più bel tributo di riconoscenza. Appassionato per la vita sacerdotale seguì poi gli studi superiori dai quali raggiunse la sua meta. Di facile e coordinata parola, dopo ordinato sacerdote, e dopo aver conseguito la laurea di dottore in Teologia si dette più volte alla predicazione, lasciando di sé caro ricordo nelle cattedrali di Forlì, di Sassari e in altre che non ricordiamo. Direttore della Cassa Rurale di Chiusi dette all’istituzione tutta quella buona volontà di fare, e quel retto ed ammirevole indirizzo tecnico amministrativo che procurò alla medesima la medaglia d’oro di primo grado all’Esposizione Nazionale di Livorno.».

A Ficulle Domenico Pipparelli animò vigorosamente l’ambiente locale, importandovi tutto il suo fervore e la sua intraprendenza. Nel 1916 fondò la locale Cassa Rurale e l’Asilo Infantile. Riuscì anche ad istituire la “San Vincenzo” (una specie di “Caritas” di allora) e, nel 1924, la “Casa della Divina Provvidenza” per anziani.

A queste iniziative egli aggiungeva sempre il suo fervore pastorale. Predicatore «colto e bravissimo», come ebbe a definirlo il suo allievo don Sauro Carletti, spesso invitava a tenere conferenze a Ficulle importanti personaggi del cattolicesimo di allora e continuò a tenere stretti contatti con Paolo Pericoli e Mario Cingolani il quale nel 1919 fu vice-segretario di don Luigi Sturzo nel Partito Popolare e poi, all’inizio degli anni Venti, deputato al parlamento eletto nel collegio dell’Umbria.

Nel 1984, a quaranta anni dalla sua morte, i Ficullesi vollero ricordare il proprio amato pastore, di cui erano ancora proverbiali lo zelo e l’inventiva, la volontà di spendersi completamente per gli altri, il voler essere povero tra i poveri, la formidabile carica umana.

Un altro suo allievo, don Marzio Miscetti, ne ricordò la meravigliosa figura pastorale, ecclesiale e sociale, le doti di predicatore di vero grido, la sua figura giovane, snella, alta: «Vestito con abito talare, con mozzetta rossa sopra la cotta, con berretta e fiocco paonazzo, godeva di questi privilegi, usciva dalla sacrestia e con passo agile saliva le scalette che portavano sul pulpito... Un bel segno di croce con tutto il popolo e poi con un – dilettissimi – (quasi un grido) iniziava la predica... Era un pozzo di scienza e sapienza... Era pieno di vita e di entusiasmo... La sua mente sprigionava idee... Dopo la Cassa Rurale, ideò una cooperativa intitolata la – Divina Provvidenza –. Per oltre cinque anni le attività intraprese dall’arciprete andarono a gonfie vele. Poi venne il fascismo.».

Alcuni documenti recentemente ritrovati a Ficulle, aggiungono ulteriori elementi per delineare la figura di Monsignor Domenico Pipparelli. La sua capacità organizzativa era incredibile ed egli non trascurava di utilizzare ai suoi scopi l’organo di informazione settimanale della parrocchia. Alcune copie del giornalino, che si riferiscono agli anni 1915-17, ci aiutano a capire il metodo intelligente e moderno utilizzato da don Pipparelli per educare e coinvolgere la popolazione della sua parrocchia. Vi troviamo di tutto: commenti religiosi, raccontini educativi, persino storie a fumetti e ricette di cucina. È bello immaginarlo alla sua scrivania intento a redigere gli articoli, a selezionare le notizie, sotto lo sguardo del famoso cardinale Pietro Maffi di Pisa che dalla sua foto gli esprime riconoscenza con un autografo del 23 dicembre 1916.

Col passare degli anni la popolazione ficullese si strinse sempre più attorno al suo amato pastore, tanto che ancora oggi ne è vivo il ricordo tra i più anziani.

La sua attività e la sua personalità, che spesso erano venute in contrasto con i socialisti, si scontrarono anche con i fascisti, e Monsignor Pipparelli dovette subire le percosse e la purga con olio di ricino nella piazza del paese. Ma la sua fede e la sua forza erano incrollabili ed egli trovò ancora il modo di compiere un’azione meritoria procedendo nel 1938 ai restauri della collegiata di Ficulle.

Monsignor Domenico Pipparelli terminò la sua missione terrena il 15 febbraio 1944, nell’ospedale di Perugia, e la sua salma venne trasportata a Ficulle dove riposa nel locale cimitero.



Bibliografia

E. Barni, Un secolo, una Banca. Da Cassa Rurale di Prestiti di Chiusi a Banca Valdichiana, Chiusi, 2008.
AA. VV., A garbo che un m’aricordo! Ficulle si racconta: voci del ’900, Ficulle, 2006.
G.B. e L. Tomassini, Don Marzio Miscetti. Il prete padre, Ficulle, 1997.