Una scuola nuova per San Casciano dei bagni

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2011-11-21-sancasciano

Da sempre vicine alle aziende e alle famiglie del loro territorio di riferimento, fin dall’inizio della crisi economica, le Banche di credito cooperativo risultano nonostante questo penalizzate dalla situazione e dalle successive manovre varate dal Governo, con conseguenze che rischiano di incidere negativamente sulla ripresa del Paese. “La situazione è difficile – ha spiegato il Vicepresidente di Banca Valdichiana Carlo Capeglioni. - La crisi degli ultimi anni, che ha avuto un’origine principalmente finanziaria, ha avuto infatti negli ultimi mesi nuovi preoccupanti sviluppi, trasformandosi in una crisi di fiducia e investendo i debiti sovrani di Paesi europei quali l’Italia, la Spagna, la Grecia.” Questo ha comportato conseguenze quali il continuo allargamento dello spread tra titoli di stato italiani e tedeschi e ha richiesto interventi successivi con manovre governative che, però, rischiano di avere ripercussioni sull’economia, influiranno sulla crescita e la ripresa del Paese e inoltre, prevedono, tra le altre, delle misure che rischiano di penalizzare anche il sistema del Credito cooperativo. Il grido di allarme su questo è stato sollevato dai vertici del sistema che, con un comunicato stampa hanno richiamato l’attenzione sulla questione. “Per ogni milione di euro in meno che le BCC potranno capitalizzare, – si sottolineava - ci saranno 20 milioni in meno di crediti per le famiglie e le imprese”.  La minore disponibilità di capitalizzazione per le BCC deriva dalla norma introdotta dalla manovra di fine agosto, che prevede – “senza tener conto della tutela costituzionale accordata alla cooperazione mutualistica” - l’aumento della base imponibile di tassazione delle imprese cooperative, penalizzando così le oltre 400 BCC sparse nel territorio italiano. “Il provvedimento – ha spiegato anche il Vice Presidente di Banca Valdichiana - si sostanzia in un aumento impositivo ai fini IRES (imposta sul reddito delle società), pari al +10% della tassazione sugli utili accantonati a riserva per tutte le cooperative, tra cui le BCC, mentre  fino ad oggi esse potevano contare sull’esenzione della tassazione sugli utili accantonati a riserva pari al 70%. Il problema è che questa misura è stata introdotta a poche settimane da un altro provvedimento, previsto nell’ambito della prima manovra, che colpiva le BCC, non in quanto cooperative ma in quanto banche, attraverso un aggravio dell’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) e che già appariva sproporzionato e penalizzante, andando a colpire Istituti che hanno in questi anni creato lavoro stabile (nel 2010 l’occupazione media nelle BCC è cresciuta dell’ 1,65% rispetto ad una contrazione del 3,14% del sistema)”. Tali provvedimenti, sottolineava il comunicato, “generano un danno grave ed immediato andando a colpire un sistema che, dallo scoppio della crisi ha svolto un ruolo anticiclico, facendo sforzi straordinari per consentire a centinaia di migliaia di famiglie ed imprese di sostenere l’urto (gli impieghi delle BCC si attestano oggi attorno ai 150 miliardi di euro).” Inoltre, ha aggiunto Capeglioni, ”il provvedimento a fini IRES priva le BCC di una fonte di capitalizzazione importante, proprio in un momento in cui – nell’esigenza di rispettare le nuove regole di Basilea - tutte le banche ne hanno maggiormente bisogno. Le BCC, difatti, non hanno altri mezzi di rafforzamento patrimoniale e non possono – a differenza delle banche spa - ricorrere al mercato. Il particolare regime fiscale delle BCC ha quindi una funzione ripristinatoria della parità concorrenziale, essendo peraltro il patrimonio indivisibile ed indisponibile ai soci. Tutto ciò si rifletterà, direttamente, sulla capacità delle BCC di erogare prestiti a famiglie ed imprese”. Come detto in precedenza, ci saranno circa 20 milioni in meno di impieghi a sostegno dell’economia reale. “Per questo motivo – concludeva il comunicato - il complesso delle misure adottate a carico delle BCC appare eccessivo ed intollerabile. Esse contribuiscono all’8 per cento del Pil del Paese, rappresentano 83 mila imprese ed oltre 12 milioni di soci e sono nella Costituzione riconosciute e promosse per la loro funzione. Non finalizzata al profitto individuale, ma ad un vantaggio collettivo. Il rischio reale è che quel contributo allo sviluppo, venga bloccato proprio mentre dovrebbe essere stimolato.” Il Vicepresidente di Banca Valdichiana ha concluso sottolineando che la Banca, nonostante tutto questo ha chiuso una semestrale buona e che il suo patrimonio consente di guardare al futuro con sufficiente serenità. “È necessario lavorare – ha detto – con impegno e lungimiranza per non deludere Soci e clienti e anche perché lo dobbiamo al Paese. Continueremo a perseguire il bene della Banca e del territorio, e il miglioramento delle condizioni economiche, culturali e sociali della nostra comunità.”

 
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